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	<title>Parrocchia di San Prospero di Correggio</title>
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	<description>Le persone non sono grandi per i doni che hanno, ma per le scelte che fanno (don Fernando Borciani)</description>
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		<title>HO UN SOGNO. Intervento di don Fernando sul futuro Oratorio di S. Prospero</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:52:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[HO UN SOGNO Relazione del Consiglio pastorale del 9 maggio Intervento di don Fernando sul futuro Oratorio di S. Prospero nella riunione congiunta del Consiglio pastorale e di A. C. del 9 maggio 2012 La presente riflessione è il 2° &#8230; <a href="http://www.sanpro.org/azione-cattolica/ho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero/867">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wp_fbl_top' style='text-align:right'></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.sanpro.org%2Fazione-cattolica%2Fho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero%2F867' data-shr_title='HO+UN+SOGNO.+Intervento+di+don+Fernando+sul+futuro+Oratorio+di+S.+Prospero'></a><a class='shareaholic-fbsend' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.sanpro.org%2Fazione-cattolica%2Fho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero%2F867'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.sanpro.org%2Fazione-cattolica%2Fho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero%2F867' data-shr_title='HO+UN+SOGNO.+Intervento+di+don+Fernando+sul+futuro+Oratorio+di+S.+Prospero'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.sanpro.org%2Fazione-cattolica%2Fho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero%2F867' data-shr_title='HO+UN+SOGNO.+Intervento+di+don+Fernando+sul+futuro+Oratorio+di+S.+Prospero'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div class="shr-publisher-867"></div><h1>HO UN SOGNO</h1>
<h2></h2>
<h2><a href="http://www.sanpro.org/azione-cattolica/ho-un-sogno-intervento-di-don-fernando-sul-futuro-oratorio-di-s-prospero/867/attachment/relazione-dl-cons-past-del-9-maggio" rel="attachment wp-att-868">Relazione del Consiglio pastorale del 9 maggio</a></h2>
<h2><em>Intervento di don Fernando sul futuro Oratorio di S. Prospero nella riunione congiunta del Consiglio pastorale e di A. C. del 9 maggio 2012</em></h2>
<p><em></em><br />
La presente riflessione è il 2° tempo di quanto ho detto nel Consiglio pastorale scorso. I lavori al nuovo Oratorio, finalmente avviati, richiedono una sensibilizzazione della comunità a due livelli, economico e pastorale. Su quello economico si sta lavorando a livello di Consiglio per gli affari economici e domenica 20 maggio se ne parlerà diffusamente in un’ apposita assemblea; su quello pastorale invece vorrei spendere qualche parola io questa sera. Mio desiderio è che la presente relazione possa stimolare un bel confronto dentro la nostra comunità. Parto da una premessa: agli appuntamenti importanti occorre arrivare preparati. E’ vero che il nuovo oratorio non l’ avremo domani, ma fra 1 anno e mezzo, ma in questo frattempo siamo chiamati a promuovere momenti di confronto sul tipo di attività educativa da attivare o da perfezionare. Mi è molto piaciuto che il 22 aprile, la nostra A.C. parrocchiale abbia dedicato la 2^ domenica comunitaria al tema del nuovo Oratorio. La presente relazione potrebbe fare da “base” per una 3^ domenica comunitaria.<br />
1) Se gli Oratori sono nati con la figura di un ‘prete direttore’ dedicato essenzialmente a guidare il cammino educativo dei ragazzi, oggi non è più così. Purtroppo la figura del don non è più una presenza assidua in molti oratori e il futuro non offre speranze grandi di recupero. Oggi, sempre più gli oratori sono luoghi e attività coordinati da laici (catechisti, delegati, educatori, papà e mamme,..). L’ oratorio oggi ha nel laicato la sua grande risorsa.</p>
<p>2) L&#8217; oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità cristiana, che mira a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell&#8217; aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio. L&#8217;Oratorio nasce dalla parrocchia, ne è un&#8217; espressione, si inserisce a pieno titolo nella vita della comunità parrocchiale, vuole contribuire a renderla più matura e feconda. Una delle immagini più belle della Chiesa che la tradizione ci ha trasmesso è quella di madre: la Chiesa è una madre che genera a Dio una moltitudine di figli attraverso l&#8217;annuncio della Parola di Dio e il battesimo, la vita sacramentale. Ma la generazione non può essere solo il gesto iniziale col quale si comunica la vita; l&#8217;uomo non nasce fatto, ma da fare e ha bisogno di tutta l&#8217;azione educativa per crescere in modo equilibrato. Anche il cristiano non nasce fatto, ma da fare: nasce chiamato a diventare santo per grazia di Dio, ma questa vocazione può compiersi solo lentamente e progressivamente, attraverso un cammino di crescita spirituale che la chiesa, come madre, accompagna e sostiene. La mamma che insegna al figlio a fare il segno della croce e a dire le preghiere del mattino e della sera; il catechista che introduce alla lettura e alla comprensione del vangelo; il prete che introduce al mistero pasquale di Cristo con la celebrazione dell&#8217;Eucaristia e dei sacramenti sono altrettante espressioni della Chiesa madre che, attraverso di loro, trasmette ai suoi figli la propria esperienza di vita. Ebbene, l&#8217; Oratorio è una delle espressioni di questo amore materno della Chiesa. Deve nascere da qui, deve avere tutta la passione e la delicatezza dell&#8217;amore materno, tutta l&#8217;apertura, la pazienza, la speranza, il rispetto di una madre matura per il cammino di crescita dei suoi figli.</p>
<p>3) Vorrei adesso provare a sognare, a correre avanti col pensiero e il cuore, e immaginare l’ attività educativa dentro i nostri futuri locali. Lo faccio analizzando alcune parole chiave: responsabilità e servizio, gioco e sport, musica e teatro, studio. Di per sé, la parola “più chiave” di tutte è spiritualità (la spiritualità dell’ oratorio), ma questa parola, proprio per la sua centralità, si merita una serata di riflessione tutta per sé.</p>
<p>Responsabilità e servizio. Se l’ oratorio favorisce l’ aggregazione, questa fa riferimento a tutte quelle esperienze nelle quali una persona unisce la sua vita a quella degli altri. È un processo necessario e delicato perché bisogna imparare a camminare insieme con gli altri, rinunciando alla autosufficienza, ma senza perdere la propria libertà e responsabilità. Dobbiamo imparare a diventare responsabili delle scelte che facciamo e questo è possibile solo se impariamo a vivere con gli altri. Ho libertà di parola, ma debbo rendermi conto di ciò che le mie parole producono nel mondo e negli altri; perché ci sono parole che risanano e fanno vivere e ci sono parole che uccidono. Ho libertà di azione, ma debbo rendermi conto che quello che faccio ha sempre delle conseguenze nella vita degli altri; non posso illudermi di poter agire per conto mio come se vivessi solo al mondo; ogni nostra azione (anche quelle nascoste) ha un impatto morale sull&#8217;ambiente umano, che lo rendono umanamente migliore o umanamente peggiore. E così via. Bene, l’ attività di oratorio avvia a tutto questo: ci fa stare insieme agli altri, ci fa imparare ad ascoltare, a capire i bisogni degli altri, a progettare qualcosa insieme, a modificare i nostri programmi se interviene un&#8217;urgenza non prevista. L&#8217;oratorio è una scuola necessaria. Soprattutto oggi, quando il numero delle famiglie con figli unici è così elevato, sono indispensabili luoghi nei quali i ragazzi incontrino gli altri in un contesto di libertà (posso starci, ma posso anche andare via) e nello stesso tempo di responsabilità (se resto, debbo fare i conti con le esigenze degli altri). Non solo: l&#8217;aggregazione, se avvia al senso di responsabilità, avvia pure al senso del servizio reciproco. In un oratorio non si è solo fruitori di servizi, ma anche produttori di servizi: certo, questo vale naturalmente per gli operatori pastorali ma anche i ragazzi possono e debbono imparare a servire gli altri, ad assumersi qualche responsabilità. Quando questo avviene, la presenza nell&#8217;oratorio diventa ancor più fonte di soddisfazione e di gioia.</p>
<p>Gioco e sport. Da sempre il gioco fa parte del cammino formativo della persona; permette, infatti, di misurare se stessi quando non si è ancora in grado di assumersi responsabilità da adulti. La vita può essere immaginata come gioco, cioè come una serie di scelte che debbono cercare di ottenere risultati positivi e che, per raggiungere l’ obiettivo, debbono trovare la collocazione migliore in mezzo a diversi giocatori, a diverse attività. Il fatto che sia un gioco, mette al riparo dalle conseguenze gravi che potrebbe avere un errore (se non fosse un gioco, un errore grave potrebbe bruciare la crescita di una persona); ma il fatto che il gioco possa riuscire o fallire, finire con una vittoria o una sconfitta, aiuta a valutare i propri comportamenti, a rivedere le proprie scelte. Così poco alla volta s&#8217;impara a vivere, a passare dal gioco innocuo all&#8217;assunzione di responsabilità reali. Per questo è positiva l’attività sportiva: fa imparare a gareggiare secondo le regole e senza barare; aiuta a collaborare coi compagni di squadra; a lottare contro gli avversari ma lealmente; a vincere senza diventare arroganti; a perdere senza diventare lagnosi; a conoscere le proprie capacità; a misurarsi con se stessi e a darsi obiettivi sempre più alti. Lo sport è scuola di disciplina e la disciplina è necessaria in un processo educativo: senza disciplina nessuno raggiunge prestazioni di rilievo; e l&#8217;autodisciplina, cioè quella forma di disciplina che ciascuno dà liberamente a se stesso, è una delle qualità necessarie per un&#8217;esistenza autentica.</p>
<p>Musica e teatro. Nessuno desidera solo sopravvivere. Tutti vogliamo che la nostra vita abbia un senso. E un senso vuol dire un avvio e un cammino che anche attraverso grandi peripezie possano condurre alla meta. Ciascuno di noi è un attore sulla grande scena del mondo e della storia; e deve imparare a capire quale parte può svolgere e come svolgerla nel modo più efficace. Se io gioco bene la mia vita, aiuto anche i miei fratelli a vivere meglio la loro, aiuto anche i miei genitori, gli amici, i compagni di scuola, i soci di affari e così via. Se io vivo bene la mia vocazione di prete aiuto anche gli altri a vivere bene la loro specifica vocazione. Quando nella vita di qualcuno colgo verità, serietà e bellezza è sempre un aiuto che mi viene offerto. Certo, si può fare anche senza musica e teatro, è però innegabile che siano due possibilità, in un oratorio, che permettono di capire meglio il gioco grande della vita e di mettere a frutto le grandi risorse che sono in ogni ragazzo. E’ per questo che saluto molto positivamente l’ iniziativa di un musical su S. Francesco che i ragazzi di 2^ e 3^ Media si apprestano a mettere in piedi.</p>
<p>Studio. Non dimenticate quanto ho detto all’ inizio (“Vorrei provare a sognare”) . Non so quanto il nostro futuro oratorio sarà da collegare alla questione “studio” e però sono convinto che anche questo è un linguaggio necessario. A S. Quirino si svolge per il 2° anno un dopo-scuola per i bambini: perché questa attività &#8211; visto che il nuovo oratorio rientrerà nell’unità pastorale ‘San Quirino/S. Prospero’ &#8211; non potrà svolgersi a S. Prospero all’ interno dei nuovi locali, che saranno più belli e accoglienti? ‘Studio’ vuol dire applicazione seria e costante a problemi che si presentano come complessi. Ci sono cose che possiamo fare d&#8217;istinto, con l&#8217;entusiasmo del desiderio; ma ci sono cose che possono essere fatte bene solo riflettendo con attenzione, studiando con perseveranza, progettando con intelligenza, correggendo con lealtà. Se vogliamo aiutare i nostri ragazzi, dobbiamo abituarli a studiare; in caso contrario, saranno inevitabilmente tagliati fuori dagli ambiti più importanti della vita: l&#8217;economia, ad esempio, o la ricerca o la cultura. E, per quanto mi riguarda, non è in gioco solo il successo (cioè riuscire a diventare ricchi o famosi o potenti); è in gioco la possibilità di contribuire con la propria vita e il proprio lavoro al bene di tutti. È facile urlare contro le ingiustizie; più difficile è trovare le strade percorribili per diminuire efficacemente le ingiustizie. È facile dire che il mondo finanziario è in crisi; più difficile è indicare le vie per una finanza più sicura e trasparente. E questo non avviene senza uno studio serio. Sono persuaso che l&#8217; attività educativa oratoriale, in questo campo, potrà fare la sua piccola e preziosa parte !</p>
<p>4) Mi rimane da dire una parola sugli operatori che prestano e presteranno il loro servizio nell&#8217;oratorio: educatori, animatori, allenatori, guide, catechisti…. Come abbiamo detto, l&#8217;oratorio nasce dalla passione educativa della parrocchia, che negli operatori dell&#8217;oratorio deve riflettersi. Come stimolo alla riflessione riporto qui una storia, raccontata dal vescovo di Brescia il 16 aprile scorso in S. Quirino e tratta da uno scrittore cinese vissuto circa 3000 anni fa. &#8220;Un tempo un intagliatore di legno fece una magnifica statua, una vera opera d&#8217;arte che suscitava l&#8217;ammirazione sincera di tutti. Anche il suo sovrano, il principe Li, fu prodigo di lodi e gli chiese quale fosse il suo segreto. Lo scultore rispose: &#8220;Come potrei io, povero uomo e vostro servo, avere qualche segreto per Voi? Non ho segreti e la mia arte non ha nulla di speciale. E tuttavia vi racconterò come la mia opera è stata fatta. Quando decisi di scolpire una statua, mi accorsi che ero troppo pieno di vanità e di orgoglio. Lavorai perciò due giorni per liberarmi da questi peccati, dopo di che ritenni di essermene purificato. Ma allora scopersi che ero spinto dall&#8217;invidia verso i colleghi. Lavorai ancora due giorni e superai la mia invidia. Allora mi accorsi che nutrivo un forte desiderio di lodi. Mi ci vollero altri due giorni per fare svanire questo desiderio. Alla fine, però, avvertii che continuavo a pensare quanto denaro avrei potuto ottenere per la mia statua. Questa volta mi ci vollero quattro giorni, ma alla fine mi sentii libero e forte, andai nel bosco e quando trovai un pino e sentii che eravamo fatti uno per l&#8217;altro, lo tagliai, lo portai a casa e mi misi al lavoro.&#8221; Il succo di questa storia potrebbe essere espresso così: chiunque si confronta con un compito importante deve dimenticare se stesso. Naturalmente non possiamo riflettere ogni giorno e ogni ora della nostra vita sull&#8217;attitudine mentale con cui eseguiamo un compito o un&#8217;azione particolare, o sul significato più profondo di quello che stiamo facendo. E tuttavia noi educatori dovremmo tenere in mente questo significato, almeno ogni tanto.</p>
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